'Vivere è già una rivoluzione': "Feronia. L’eco dell’acqua", la scuola accende la storia, e la storia risponde
Pubblicato: 31 maggio 2026
ALLA COMUNITÀ EDUCATIVA
Ieri 30 maggio 2026, nel Santuario di Feronia a Terracina, si è compiuto un atto di presenza civile, un gesto di intelligenza storica, una dichiarazione di appartenenza al proprio territorio. In una cornice antica quanto inedita, severa, quasi sacrale, le studentesse e gli studenti del Liceo “Leonardo da Vinci” hanno dato forma a una performance site specific che ha saputo fondere teatro, memoria, archeologia, educazione e bellezza.
Ed è bene dirlo subito: il Liceo di Terracina, unica istituzione scolastica statale due volte beneficiaria del bando “Appia Regina Viarum – Scuole amiche dell’Appia” della Provincia di Latina, non ha semplicemente partecipato ad un progetto. Lo ha meritato. Perché non si è trattato di esibire un titolo, bensì di dimostrare che la scuola, quando è viva, quando pensa, quando progetta, quando osa, può diventare il luogo in cui il patrimonio non viene conservato come una reliquia morta, ma restituito alla comunità come energia del presente.
Dietro la voce dolce della dea Feronia, incarnata dalla splendida Silvia, vi è stato un lavoro corale, sapiente, appassionato. La prof.ssa Maura Talone, referente del progetto, ha guidato con rigore e sensibilità un percorso che il regista Antonio Fasolo ha tradotto in visione scenica; e accanto a lui, con discrezione operosa e intelligenza artistica, Stefania Romagna e Orlando Mariani hanno dato il loro contributo, avvalendosi del sostegno storico-scientifico dell’Archeoclub d’Italia – Sede di Terracina. È così che nasce un evento riuscito: dalla convergenza di competenze diverse che non si sommano meccanicamente, accendendosi semmai reciprocamente.
E poi ci sono loro, i giovani. Che sono sempre il punto decisivo. Perché senza la loro adesione, senza il loro talento, senza la loro capacità di farsi voce di un testo e corpo di un’idea, ogni progetto resterebbe soltanto una buona intenzione. Invece qui i giovani interpreti hanno saputo far risuonare davvero l’eco dell’acqua, trasformando un antico luogo di culto e di memoria in uno spazio di significato contemporaneo. Hanno fatto del tema dell’emancipazione una scena viva, un passaggio concreto, una figura che si imprime nello sguardo.
E il tema non poteva essere più adatto a quel luogo. Feronia è spazio di affrancamento, di passaggio, di liberazione. L’antico rito romano, con il passaggio dalla condizione servile alla libertas, non è una curiosità filologica: è una radice profonda del nostro immaginario civile. E la performance ha reso bene il concetto, non tanto quale lezione cattedratica, quanto come esperienza simbolica. Dal corpo della schiava alla donna libera; dalla soggezione alla conquista di sé; dalla dipendenza alla forma della coscienza.
In questa prospettiva, il richiamo a Sibilla Aleramo è tutt’altro che ornamentale. Una donna non è soltanto un libro: è uno squarcio, una frattura, una liberazione della parola femminile dalla catena della convenzione e del sacrificio. Laddove la donna veniva pensata come destinata a tacere, a servire, a rinunciare a sé, Aleramo ha osato l’inammissibile: ha detto “io”. E quel pronome, nella storia della cultura italiana, è già una rivoluzione, perché significa vivere la vita propria, non quella cucita addosso da altri.
Per questo la serata del 30 maggio è stata una serata di pura bellezza: ha mostrato che la scuola più che un recinto amministrativo è un organismo culturale; più che luogo di trasmissione passiva è forza capace di restituire senso ai luoghi, alle parole, alle memorie. E quando una scuola riesce in questo, non educa soltanto: fonda comunità.
Il vs. Dirigente
Prof. Sergio Arizzi
