Giornata internazionale delle donne 2026
Pubblicato: 06 marzo 2026
ALLE STUDENTESSE
ALLE LAVORATRICI
Non sono nata per filare la lana o stare in disparte,
il mio spirito è un falco che cerca la sua preda.
Spezzo le catene dell'abitudine e del silenzio,
perché solo nel fuoco della passione mi sento viva.
Mahsati Ganjavi
Care studentesse, gentili lavoratrici e madri dei discenti,
l’8 marzo è una data che ci chiama a raccogliere i frammenti di umanità che ogni giorno costruiamo dentro le nostre aule e nei corridoi: è il giorno in cui ricordiamo che la dignità di ciascuna (e ciascuno) è un diritto che va difeso, coltivato e trasmesso, ponendo l'accento sulla necessità di restituire a tale giornata il suo originario carattere di lotta contro ogni forma di oppressione, denunciando come le disuguaglianze siano spesso il frutto di sistemi economici e culturali che alimentano il patriarcato, il maschilismo e lo sfruttamento. In particolare, va richiamata l'attenzione sulla "schiavitù domestica" e salariale che ancora oggi grava su molte donne. Al tempo stesso, non possiamo ignorare il legame tra la condizione femminile e gli scenari internazionali. Mentre le organizzazioni internazionali documentano il dramma della condizione femminile nella Striscia di Gaza quanto in Donbass o in Iran, dove è ancora fresca la ferita della strage di Minab, il dibattito ci sprona a riflettere sulle "economie di guerra", che nuocciono soprattutto alle donne, rappresentanti il 50% degli sfollati a livello globale e spesso vittime di violenze "strutturali" e sessuali. Quanto detto intende essere un monito a non restare spettatori di fronte ad un orizzonte di conflitti che colpisce in primis le popolazioni civili e appunto le donne che combattono per la loro libertà nazionale. Non a caso, ha molto scosso la situazione di panico che in questi giorni ha colpito studentesse (e studenti) presenti a Dubai, soprattutto nell'ambito della World Students Connection.
Non chiudiamo gli occhi: la storia dell'8 marzo si radica nelle grandi manifestazioni per il pane e per la pace. Oggi, quell'istanza di dignità si traduce nell'impegno a trasformare la solidarietà in azione civile quotidiana.
Nel rispetto della pluralità di idee che caratterizza la nostra comunità, occorre essere chiari: la scuola è luogo di confronto civile e di rispetto delle regole democratiche. Pur accogliendo analisi che denunciano con forza le derive o le ingiustizie sociali, la nostra missione resta quella di educare alla pace e alla giusta risoluzione dei conflitti.
Concludo ricordando con Mandela che "un vincitore è un sognatore che non si è arreso" solo se innanzitutto sa uscire dall'indifferenza. Facciamo in modo che la nostra scuola sia patria della dignità, della solidarietà e della speranza.
Con affetto,
Il Dirigente
Prof. Sergio Arizzi
