Buon Venticinque Aprile 2026!

Pubblicato: 24 aprile 2026

ALLA COMUNITÀ EDUCATIVA 

C.A. STUDENTESSE E STUDENTI 

Ragazze e ragazzi,

oggi non intendo solo ricordare una data rossa del calendario. Siamo qui a rammentarvi una scelta. Una scelta di coraggio, di libertà, di dignità. Il 25 Aprile non è una cerimonia fredda né un rito da archiviare con una stretta di mano e un applauso. È una lezione viva. È la voce di donne e uomini che, nel momento più buio della nostra storia, dissero no alla violenza, no all’oppressione, no alla paura.

Quella voce arriva fino a noi e ci chiede una cosa semplice e difficile insieme: che cosa fate, voi, della libertà che vi è stata consegnata?

Nel 1946 l’Italia seppe rialzarsi. Scelse la Repubblica (che ricorderemo il prossimo 2 giugno). Diede il voto alle donne. Aprì la stagione della Costituente. E nella Costituzione mise parole che non sono ornamentali, bensì fondative: lavoro, uguaglianza, ripudio della guerra, dignità della persona. Quelle parole non appartengono al passato. Appartengono alla vostra vita quotidiana, alla scuola che frequentate, al modo in cui trattate chi vi sta accanto, al rispetto che dovete a voi stessi e agli altri. 

La Resistenza non fu un capitolo per pochi eroi lontani. Fu un popolo che si alzò in piedi. Operai, contadini, studenti, intellettuali, donne, giovani. Gente comune che capì una verità elementare: quando la libertà viene schiacciata, non si può restare spettatori. E oggi, senza usare parole pesanti a caso, dobbiamo avere il coraggio di dirlo: la democrazia non vive da sola. Va custodita, difesa, nutrita ogni giorno.

E allora vi dico una cosa da adulto, ma anche da educatore: il nazifascismo e i suoi surrogati o derivati non cominciano sempre con gli stivali. A volte cominciano con il disprezzo, con l’indifferenza, con la rinuncia a capire, con la semplificazione brutale, con la menzogna ripetuta fino a sembrare verità. Per questo la scuola è un presidio decisivo. Perché qui si impara a distinguere il fatto dall’opinione, la storia dalla propaganda, il confronto dall’insulto.

Studiare la Resistenza, studiare la Costituzione, studiare la nascita della Repubblica significa imparare a pensare con la propria testa. E qui, permettetemi un inciso: i popoli che dimenticano il prezzo della libertà finiscono spesso per pagarlo di nuovo. Non tutte le disfatte arrivano con il rumore delle armi; molte arrivano quando si spegne la memoria civile. Ecco perché abbiamo dedicato la nuova ala polifunzionale del nostro Liceo alle partigiane e ai partigiani terracinesi il 28 maggio 2025. Per questo il richiamo al 1946 e ai valori fondanti la Repubblica hanno un significato grande. Non siamo chiamati a commemorare soltanto. Siamo chiamati a continuare. Continuare a difendere la pace, la giustizia sociale, il lavoro, l’uguaglianza, la partecipazione. E, soprattutto, a non lasciare soli i più fragili nel tempo confuso che viviamo. Non è un caso, che, oltre ottanta anni fa, tantissimi giovani - in prima fila i partigiani delle Brigate Garibaldi - imbracciarono le armi consapevoli che quella fosse (purtroppo) l’unica via per sconfiggere il nazifascismo storico e liberare l’Italia dalle tenebre del ventennio mussoliniano e dalla disastrosa guerra imperialista in cui il Paese era stato trascinato. Fu una lunga, dura e sanguinosa lotta popolare di liberazione. Iniziò con i grandi scioperi antifascisti del marzo 1943 nelle fabbriche del Nord, ispirati dall’eroica battaglia di Stalingrado e che preannunciarono la caduta del regime. La Resistenza si concluse due anni dopo con la vittoriosa insurrezione generale armata del 25 aprile 1945 in tutte le città del Nord Italia, da Genova a Torino, da Milano a Venezia e Trieste, che completò la liberazione del Paese. Tra le sue pagine più gloriose ricordiamo le eroiche Quattro Giornate di Napoli, 28 settembre-1° ottobre 1943, quando il popolo partenopeo insorse in armi e cacciò da solo le truppe naziste dalla città, prima in Europa a liberarsi dal giogo hitleriano; la liberazione di Roma del giugno 1944, a cui i partigiani dei GAP diedero un contributo decisivo con azioni audaci come quella di Via Rasella; la liberazione di Firenze dell’agosto 1944 per mano delle Brigate garibaldine e dei gappisti fiorentini.

Ragazze e ragazzi, il futuro non vi chiede di essere perfetti. Vi chiede di essere vigili. Vi chiede di non voltare la faccia davanti all’ingiustizia. Vi chiede di non scambiare la forza con la prepotenza, l’opinione con la verità, la rabbia con il pensiero. Vi chiede di studiare, di discutere, di ascoltare, di avere il coraggio di dire “no” quando il “no” è necessario.

E vi chiede anche di amare la vostra Patria e i vostri confratelli a livello internazionale, nel modo più alto: non con il grido sterile, ma con il servizio. Con lo studio serio. Con il rispetto delle istituzioni democratiche. Con la solidarietà verso chi è più in difficoltà e verso gli oppressi. Con la capacità di costruire, non di distruggere.

Oggi ricordiamo chi ha combattuto per liberarci. Domani potrebbe toccare a voi difendere quella libertà, nei gesti piccoli e nei momenti grandi. E questa è, in fondo, la più bella lezione del 25 Aprile: la libertà non è un dono dato una volta per tutte. È una responsabilità che si rinnova ogni giorno.

Viva la Scuola pubblica! Viva la Costituzione. Viva la Repubblica! Viva il Venticinque Aprile!

Il Dirigente 

Prof. S.A.

Allegati

La targa con i nomi dei caduti.jpeg

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