Χρόνος καὶ Καιρός
Pubblicato: 09 giugno 2026
ALLA COMUNITÀ EDUCATIVA
Il tempo in scena: "Chronos" e "Kairòs" uniscono mito, musica e riflessione filosofica sul palco.
C’è una strana e affascinante frenesia nel vedere il tempo prendere corpo su un palcoscenico. Nello spettacolo musical-teatrale diretto dalla prof.ssa Antonella Grassi, andato in scena ieri, le studentesse e gli studenti del Liceo hanno saputo trasformare un’astrazione filosofica in un’esperienza visiva e sonora di forte impatto.
La corsa contro il tempo sul monopattino
L’apertura della prima parte (intitolata emblematicamente "Chronos") cattura subito lo spettatore. Nel buio totale, squarciato solo dalle note immortali di "Time" dei Pink Floyd, la scena si illumina lentamente sfumando dal blu al rosso. È il segnale: gli attori entrano sul palco a bordo di monopattini, incrociandosi ed evitandosi a ritmo serrato in una dinamica coreografia che mima una vera e propria 'corsa contro il tempo'.
Quando i motori si spengono e la musica sfuma, restano le parole, pesanti e riflessive, a lanciare il fulcro tematico dello spettacolo: “Il tempo? È un vero peccato che quando si comincia a imparare il mestiere di vivere si debba già morire”. Da lì, un fitto botta e risposta tra i giovani interpreti oscilla tra le paure del futuro, la prigione del passato e l'unica, fragile certezza: il presente.
Dal mito greco alla canzone d'autore
La narrazione procede per suggestioni e stili differenti. Nella seconda scena, dopo la performance musicale del brano "Die with a smile", lo spettacolo devia con intelligenza verso la mitologia classica. Entra in scena il titano Crono, il dio dell'antica Grecia che – per paura di essere spodestato – divorava i propri figli. Attraverso un'efficace alternanza tra recitazione e mimesi, assistiamo all'inganno della moglie Rea e al trionfo finale di Zeus, che costringe il padre a vomitare i fratelli, mettendo fine all'era titanica.
Ma il tempo non è solo mito: è anche quotidianità ed ironia studentesca. Lo spettacolo ironizza sulle ansie scolastiche (tra citazioni dell'Ecclesiaste, formule di Einstein e il terrore tutto liceale per le interrogazioni di latino), intervallate dal celebre invito oraziano al Carpe Diem sussurrato dietro le quinte.
C’è spazio anche per la grande musica d’autore italiana grazie alla partecipazione speciale dei professori Enzo Rosato (voce) e Alfonso Pesiri (chitarra), che hanno regalato al pubblico, insieme al nostro studente Emilio, un'emozionante esecuzione di "La stagione del tuo amore" e "Bocca di Rosa" di Fabrizio De André.
L'antidoto a Chronos: la Bellezza e il paradosso di Dostoevskij
Uno dei momenti istituzionali della pièce coincide con l'intervento del Preside, teso ad introdurre il nucleo filosofico della seconda parte dello spettacolo: il passaggio da Chronos, tempo quantitativo che scorre, a Kairòs, il tempo opportuno e qualitativo. Accompagnato da un delicato sottofondo, il Dirigente lancia una domanda cruciale sul palco: “Che cosa può sconfiggere il tempo?” La risposta si snoda attraverso una lettura che evoca il celebre frammento de "L'idiota" di Dostoevskij, in cui il giovane Ippolit interroga il principe Myškin: «È vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo sarà salvato dalla bellezza? [...] Quale bellezza salverà il mondo?». Attraverso le parole del filosofo Paolo Zini, il D.S. chiarisce che la bellezza capace di riscattarci dal logorio del tempo non è quella legata al possesso, al 'copyright' o all'apparire narcisistico. Al contrario, si tratta della bellezza della responsabilità, dell'ascolto e dell'attenzione, capace di riflettere l'integrità delle cose, intrecciando al contempo la memoria storica all'aspettativa di un destino felice.
La prima parte si chiude poi in grande stile ed energia: la docente Camilla Santoro sale sul palco intonando "(I've Had) The Time of My Life" da Dirty Dancing, accompagnata da un corpo di ballo di dodici scatenate ballerine delle Scienze umane, che trascinano la platea verso l'intervallo.
Seconda Parte: "Kairòs" e il valore inestimabile dell'occasione
Al rientro in sala, l'atmosfera cambia. I cinque attori sfilano velocemente di nuovo sui monopattini per dare inizio alla seconda parte, declamando in coro la svolta concettuale: “Non più al Chronos / il tempo dell'orologio / siamo tenuti a rendere conto ora / ma al Kairòs / il tempo dell'occasione”.
Dalla memoria della Shoah alle lezioni di Steve Jobs
Il secondo tempo si apre con un momento di grande intensità civile e drammaticità, generando una forte frattura con la prima parte briosa. Sullo sfondo di immagini drammatiche di Auschwitz e sulle note struggenti di Schindler's List, uno studente prende la parola ricordando che “le atrocità della storia non devono ripetersi, e che noi giovani siamo chiamati alla pace”, introducendo l'esecuzione acustica di "Yesterday" dei Beatles.
Subito dopo, la scena si sposta su una riflessione più intima e motivazionale, rievocando il celeberrimo discorso che Steve Jobs tenne alla Stanford University nel 2005. Gli studenti ripercorrono sul palco le parole iconiche del fondatore di Apple: “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro”. Il dialogo si fa serrato ed efficace: il tempo è gratis, ma il suo valore è inestimabile, non si può accumulare in banca e la paura più grande deve essere quella di arrivare alla fine della propria vita pieni di rimpianti.
Il valore del tempo: 86.400 euro (e secondi) al giorno
A dare un risvolto matematico e poetico a questo concetto è un brillante monologo in cui si immagina che ogni giorno vengano depositati sul nostro conto corrente 86.400 euro, con la regola tassativa che i soldi non spesi entro la notte spariscano per sempre. L'analogia svela il suo segreto: “Ogni giorno hai 86.400 secondi a tua disposizione per vivere la tua vita pienamente”.
Per far capire davvero questo valore, gli studenti si esibiscono in un incalzante countdown di prospettive: per capire il valore di un anno basta chiedere ad uno studente respinto all'ultimo anno; per capire quello di una settimana, ad un giornalista che deve far uscire un articolo; per un minuto, a chi ha perso un treno; e per un secondo, a chi è arrivato secondo alle Olimpiadi.
Un finale ecologista e travolgente: "I Will Survive"
Le battute finali dello spettacolo collegano brillantemente il concetto di tempo al futuro del nostro pianeta, lanciando un forte grido ecologista a difesa della Terra. Citando la celebre profezia dei nativi americani (“Quando avranno inquinato l'ultimo fiume... allora si accorgeranno che non si può mangiare il denaro”), i ragazzi si stringono in un coro unanime: “Noi oggi costruiamo il nostro futuro, la natura è la nostra casa, difendiamola, salviamola!”.
La resilienza e la rinascita si trasformano così in una grande festa collettiva. Sulle note travolgenti di "I Will Survive" di Gloria Gaynor, il magnifico corpo di ballo delle allieve della IVD S.U. fa il suo ingresso in costumi scintillanti. Tra coreografie dinamiche, spari di cannoncini di coriandoli glitter ed esplosioni di energia, tutti gli interpreti si uniscono sul finale prendendosi per mano e sollevandole al cielo per i meritati inchini.
Spettacolo promosso a pieni voti, capace di far dialogare le grandi canzoni pop-rock (dai Coldplay ad Ed Sheeran, fino ai Pink Floyd e Faber) con la filosofia di Dostoevskij e la coscienza ecologica contemporanea, dimostrando che la scuola sa ancora essere un formidabile, indimenticabile laboratorio di crescita e creatività, tra tentativi, errori, talenti puri e talenti da coltivare.
Cordialmente,
il vs. Dirigente
Prof. Sergio Arizzi
