Saluto del D.S. ai maturandi 2026
Pubblicato: 13 giugno 2026
A TUTTE LE STUDENTESSE E A TUTTI I DISCENTI DEL V ANNO DI STUDI
Care ragazze e cari ragazzi,
alle soglie dell'Esame di Maturità desidero inviarvi un messaggio franco e sentito.
Vi auguro di affrontare questi giorni con serenità, con fiducia nelle vostre capacità e con la consapevolezza del percorso che avete compiuto, che è andato di pari passo con il mio primo affido di incarico dirigenziale al Liceo di Terracina. Quando arrivai qui, nel 2021, ancora in pieno periodo pandemico, tutti voi attuali maturandi eravate ancora poco più di bébé che portavano la mascherina. Ora siete in procinto di diventare giovani uomini e giovani donne. E nel frattempo ho visto tanti di voi cadere e rilazarsi, stare muti e spiccare il volo all'improvviso, andare via e ritornare, dare una mano ai più bisognosi e riceverla.
L'esame che vi attende è anche un rito di passaggio che accompagna generazioni di studenti italiani da oltre un secolo; non a caso ci hanno costruito su una saga al cinema, che parte dal 1989 ed arriva al 2026.
La maturità moderna è nata nel 1923, con la riforma dell'attualista Gentile. Tuttavia, all'epoca era un esame severissimo ed elitario, sostenuto davanti a commissioni interamente esterne, concepito per selezionare una ristretta cerchia di allievi destinati agli studi universitari e a dirigere il Paese. Nel 1969, una grande riforma (durata fino al 1997!) varata sulla spinta del Movimento studentesco del Sessantotto, e per volere del ministro socialdemocratico Sullo, ha trasformato profondamente il sistema di valutazione finale, aprendolo ad una scuola diventata ormai di massa. Da allora l'Esame di Maturità ha cambiato più volte forma o denominazione, numero di prove e modalità di valutazione, pur senza smarrire il suo significato più autentico, che consiste nel momento in cui una comunità scolastica certifica non soltanto ciò che uno studente sa, bensì ciò che è diventato.
E qui vale la pena soffermarsi sulla parola maturità (dal latino arcaico maturus da intendersi come 'ciò che sta per divenire buono'). Essere maturi non significa essere arrivati. Non significa possedere tutte le risposte né aver dissipato ogni dubbio. Significa, piuttosto, aver acquisito la capacità di affrontare le domande della vita con spirito critico, responsabilità e libertà. Significa saper distinguere l'essenziale dal superfluo, assumersi le conseguenze delle proprie scelte, continuare ad apprendere anche quando non ci sia più un voto ad attenderci.
La maturità, infatti, non è un varco che vi consegna improvvisamente al mondo degli adulti; è il riconoscimento di un cammino già iniziato. Voi non siete il futuro in senso astratto: siete già presente, pensiero, responsabilità, energia viva. Studiare significa capire quando scegliere da che parte stare; significa non limitarsi ad attendere che la storia accada, ma cominciare a darle forma mediante il proprio lavoro, la propria coscienza, la propria dignità. Ed è proprio questo che la scuola vi chiede: non di essere perfetti, ma di essere veri; non di rinunciare alla vostra voce, bensì di renderla più chiara, più forte, più giusta.
Per questo motivo non considerate gli esami prossimi come una sentenza di un tribunale. Nessuna prova di pochi giorni può racchiudere completamente il valore di una persona. L'esame misura una parte del vostro percorso; la vostra dignità, il vostro carattere, i vostri sogni e il vostro futuro vanno ben oltre un punteggio o voto finale.
In questi anni avete certamente imparato formule, date, teorie, paradigmi, lingue, testi letterari, leggi scientifiche. Al contempo, avete imparato anche qualcosa di più importante: a lavorare insieme, a superare difficoltà, a rimediare agli errori, a confrontarvi con idee diverse dalle vostre. Avete compreso che la conoscenza più che accumulo di nozioni è costruzione di una personalità e di una sintalità di gruppo.
La scuola non ha il compito di sfornare diplomati: ha il compito di formare cittadini consapevoli, persone capaci di pensare con la propria testa, di esercitare i propri diritti e di adempiere ai propri doveri, di contribuire al bene comune. Una democrazia vive soltanto se le nuove generazioni partecipano alla vita civile, culturale e sociale del Paese con intelligenza, spirito critico e senso di responsabilità.
Per questo oggi non vi considero soltanto studenti che stanno per concludere un ciclo di studi. Vi considero persone che stanno entrando da protagonisti nella storia del proprio tempo.
Ogni generazione riceve in eredità un mondo imperfetto e ha il compito di renderlo un po' migliore di come lo ha trovato. Toccherà anche a voi affrontare le grandi questioni del nostro tempo: la pace, la giustizia sociale, la tutela dell'ambiente, l'innovazione tecnologica, la difesa della dignità del lavoro, la lotta contro ogni forma di discriminazione e di esclusione.
Farlo richiederà competenza quanto coraggio. Richiederà conoscenza, ma anche umanità. Richiederà successo personale tanto quanto attenzione verso gli altri.
Ricordate sempre che la cultura non serve soltanto a trovare una professione. Serve soprattutto a comprendere il mondo e a non lasciarsi dominare dall'ignoranza, dalla paura, dal conformismo. Serve a mantenere viva quella libertà interiore che nessuno può regalarci e che nessuno dovrebbe poterci togliere.
La settimana prossima entrerete nelle aule d'esame con emozioni diverse: qualcuno sarà tranquillo, qualcuno preoccupato, qualcuno impaziente che tutto finisca. Qualunque sia il vostro stato d'animo, portate con voi la consapevolezza di aver lavorato, di esservi impegnati e di aver percorso un tratto importante della vostra vita.
Abbiate fiducia in voi stessi! Entrate con la testa alta, con rispetto per la Commissione, con rispetto per il lavoro dei vostri docenti e, soprattutto, con rispetto per il vostro impegno!
Vi auguro che possiate affrontare questa sfida con la stessa curiosità con cui si apre un libro nuovo, con la stessa speranza con cui si guarda l'orizzonte e con la stessa determinazione con cui si intraprende un viaggio.
A nome dell'intera comunità scolastica, vi auguro buon lavoro e serena Maturità.
Ad maiora, ragazze e ragazzi. Il futuro non vi aspetta: vi chiama.
Cordialmente,
il vs. Dirigente
Prof. Sergio Arizzi
