Messaggio di inizio anno scolastico del D.S.
Pubblicato: 11 settembre 2026
ALLA COMUNITÀ EDUCATIVA
«Al venir a la tierra, todo hombre tiene derecho a que se le eduque, y después, en pago, el deber de contribuir a la educación de los demás.»
José Martí, Educación popular
Care studentesse e cari studenti, gentili famiglie, spettabili corpo docente, Staff, DSGA, personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, mentre ci avviamo a rimettere a regime la macchina del nuovo anno scolastico, desidero confessarvi - a sessantatré ore dalla ripresa delle lezioni - una piccola nota di colore. Nonostante sul registro elettronico della scuola abbia cercato di specificare, in tempi non lontani, con una certa solennità, le nomenclature corrette per le varie figure dell'istituto, per moltissimi dei nostri ragazzi sono ormai diventato sic et simpliciter il “Prof”. Sebbene all'inizio valutassi la cosa come una mera semplificazione linguistica, di sapore giornalistico, ho successivamente compreso come in quell'appellativo — che richiama affettuosamente la nota serie televisiva in cui il Primario Fanti viene chiamato con empatia e simpatia dai colleghi nonché dai pazienti “Doc” — si annidi una dinamica ben più profonda, capace di trasformare un'etichetta in un'identità fondata sulla fiducia. È proprio in questa sovrapposizione che il gioco di parole “Doc/Prof” acquista senso, rivelando quanto la persona debba sempre precedere il ruolo e quanto la dimensione relazionale costituisca il vero presupposto di ogni funzione educativa. Dietro tali epiteti o denominazioni non si cela in realtà una fredda burocrazia fatta di timbri e firme, bensì chi guida la scuola (o cerca di farlo al meglio), un compagno di viaggio con cui attraversare un tratto importante della propria crescita. Accetterò pertanto volentieri di essere chiamato Prof., a condizione che l'obiettivo prioritario rimanga quello di consolidarci come autentica comunità educativa.
Il ritorno sui banchi rappresenta difatti un rito che spesso rischiamo di consegnare alla routine, considerando quasi scontato l'intreccio di aule, registri, campanelle e lezioni che caratterizza le nostre giornate. Eppure, la quotidianità che ci accingiamo a vivere custodisce un valore straordinario, specie se consideriamo come, proprio in queste ore, in diverse aree del mondo a milioni di giovani venga precluso il diritto fondamentale all'istruzione. Basti pensare alla Palestina dove, secondo dati UNICEF, circa 700.000 bambini e ragazzi hanno perso quasi tre anni di scuola in presenza, a causa di massicci conflitti e crimini che hanno danneggiato la quasi totalità degli edifici scolastici, oppure all'Ucraina, dove nei territori maggiormente esposti alla guerra (leggasi Donbass) le attività didattiche sono state riorganizzate nei sotterranei o rimodulate a distanza per garantire continuità pedagogica.
Tuttavia, la rete delle problematiche è molto più vasta, dato che investe anche Cuba, dove la grave crisi energetica ed umanitaria correlata all'inasprimento del bloqueo ha trasformato l'avvio e il prosieguo delle lezioni in una complessa conquista quotidiana. Difficoltà simili esistono in tanti altri Paesi. Ad esempio, sebbene più di 1,7 milioni di studenti siano o stiano rientrando in classe in Bolivia, la stabilità delle lezioni è fortemente a rischio, a causa del riesplodere dei conflitti sociali, in attesa della Grande Marcia Nazionale del 15 settembre. E, siccome al peggio non c'è mai fine, in Sudan la guerra (o meglio l'uomo) è stata artefice della distruzione o dell'inagibilità di gran parte del sistema educativo, lasciando almeno 8 milioni di bambini in età scolare senza accesso all'istruzione.
Il richiamo a tali contesti non intende trasformare il nostro primo giorno di lezione oramai alle porte in una digressione geopolitica, bensì ha l'obiettivo di sollecitare una profonda presa di coscienza del valore della scuola come privilegio e responsabilità. Non dobbiamo mai dimenticare, come ricordava Piero Calamandrei, che «l'articolo 34 sulla scuola è il più importante della nostra Costituzione». Ne consegue il dovere di non dissipare il tempo trascorso insieme, valorizzando semmai l'impegno del docente nella preparazione delle attività, la dedizione del collaboratore che apre i cancelli di buon mattino, il sostegno della famiglia e il coraggio dello studente che si espone ponendo una domanda, magari scomoda, o rappresentando una difficoltà. La scuola, infatti, non si limita alla mera trasmissione di contenuti disciplinari, ma si configura più correttamente come spazio vitale in cui si definisce gradualmente la propria identità personale, collettiva e civica. Calamandrei definiva non a caso l'istruzione pubblica come un vero e proprio «organo costituzionale», il cui compito fondamentale era ed è «trasformare i sudditi in cittadini», come «quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue (…), il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che porta a tutti gli altri organi, giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita». In questa prospettiva, svilire la scuola pubblica o considerarla un puro adempimento formale significa minare le basi stesse della convivenza civile, perché "svilire la scuola pubblica annienta la democrazia".
Vi invito quindi ad affrontare questo nuovo anno scolastico unendo la curiosità per l'ignoto al rispetto per le diversità e al coraggio di sbagliare, di chiedere aiuto e di ricominciare. Pertanto, rivolgo ai docenti l'auspicio di proseguire nell'opera di trasformazione del sapere in opportunità di vita, mentre alle famiglie chiedo di alimentare un dialogo costante basato sulla fiducia reciproca. Al personale ATA esprimo gratitudine per la professionalità e per quella cura silenziosa che garantisce quotidianamente il funzionamento della nostra struttura.
A voi, allieve ed allievi, chiedo infine, but not least, di non rimanere spettatori passivi del percorso formativo ovvero del proprio progetto di vita: la scuola è 'organo di mobilità sociale' pensato proprio per darvi le opzioni e le capacità di superare le disuguaglianze di partenza. La vostra presenza, più che essere finalizzata al conseguimento di un giudizio formale, è tesa alla maturazione di uno spirito critico e di competenze atte a rendervi persone libere quanto consapevoli nonché capaci di operare scelte responsabili e di prendersi cura del mondo che si andrà ad ereditare.
Che ci si rivolga dunque al Doc, al Prof, al Dirigente o al Preside o al Primus inter pares, ciò che conta è ritrovarsi insieme tra le mura del nostro Liceo, pronti ad affrontare con l'emozione di sempre, e con la dovuta determinazione, tutte le sfide del nuovo anno che si schiude come un fiore dinnanzi a noi.
Che sia un anno di lavoro buono, nel senso più pieno del termine: rigoroso, giusto ed appassionato per tutti.
Il Vs. Dirigente
Prof. Sergio Arizzi
